Sei in: DOLORE AL COLLO

DOLORE AL COLLO

Cervicoalgia o Cervicobrachialgia

CHE TIPO DI MALATTIA E'?

Le definizioni dI dolore al collo variano in modo significativo a seconda dei vari studi descrittivi epidemiologici.
La maggior parte dei dolori del collo senza irradiazione deriva dalla degenerazione artrosica delle articolazioni tra le vertebre. Vi può tuttavia essere dolore irradiato al capo o agli arti superiori a seconda della patologia predominante.

Appare controversa la relazione tra gli esami radiologici ed il dolore cervicale. In importanti studi oltre il 78% di persone asintomatiche avevano evidenza alla Risonanza Magnetica di bulging o protrusioni discali, stenosi (restringimento) foraminali, anormalità nei segnali provenienti dal midollo. Questo dato rende l’idea di come i segni di degenerazione siano comuni nelle persone sintomatiche e non.

CAUSE

- Meccaniche (97%): degenerazione discale, ernie, artrosi faccette articolari vertebrali, stenosi canale spinale, stenosi dei forami intervertebrali, muscolari, fratture vertebrali, colpi di frusta.
- Non meccaniche (1%): infezioni, ematomi, tumori.
- Riferite (2%): secondario a cause cardiovascolari, infezioni, tumori in altri distretti, sindrome dello stretto toracico, sindrome dello scaleno anteriore, patologie della spalla, cefalee. Alcuni esempi di cervicoalgie con cause riferite:
* Spondilosi cervicale e radicolopatia: la degenerazione del rachide cervicale è un’evenienza molto frequente con il progredire dell’età; raggiunge infatti valori di prevalenza prossimi al 95% oltre i 65 anni. Tale degenerazione può manifestarsi come protrusione dei dischi intervertebrali e/o restringimento dei forami di uscita delle radici nervose dirette agli arti superiori/spalle.
La spondilosi nei soggetti con meno di 55 anni è spesso di origine traumatica e si accompagna in molti casi a sintomi neurologici da compressione delle radici nervose.
Nei pazienti oltre i 55 anni è su base degenerativa e si accompagna alla formazione di osteofiti che possono determinare un restringimento del canale midollare e/o dei forami di uscita dei nervi. Gli osteofiti si generano in risposta ad instabilità segmantaria e quindi più comunemente a livello di C5C6 e C6C7 poiché a questi livelli sono più elevati i gradi di motilità.
Si parla di mielopatia cervicale spondilosica nei casi in cui vi sia compressione midollare: in questi pazienti si evidenziano dolore e debolezza al collo, alle spalle ed agli arti superiori con sensazione di scosse elettriche e/o formicolio agli arti. Alcuni sintomi possono riguardare anche gli arti inferiori.
Cefalea cervicogenica: termine introdotto da Sjaastad et al. nel 1990 ad indicare una cefalea strettamente unilaterale, associata a riduzione della mobilità del collo e responsiva a blocchi anestetici. Tale cefalea comprende un dolore che origina dal collo e si irradia al capo, scatenato da certi movimenti o posture del collo e determinato da lesioni di varia natura del rachide cervicale.
Iperostosi scheletrica idiopatica diffusa (DISH: Diffuse Idiopathic Skeletal Hyperostosis): si verifica principalmente nei maschi con più di 50 anni ed è molto simile alla spondilite anchilosante. I pazienti possono presentare dolore al rachide, rigidità e perdita insidiosa della motilità. All’Rx si notano le grandi ossificazioni dei legamenti posti a ponte su diverse vertebre con interessamento generalmente dei tratti cervicale e dorsale inferiore della colonna.
Radicolopatia cervicale: la sua definizione comprende dolore, alterazioni della sensibilità, debolezza muscolare nei territori dei nervi coinvolti. Non vi è correlazione con i reperti radiologici. I dati epidemiologici suggeriscono che oltre il 90% dei pazienti con radicolopatia cervicale migliorano con il trattamento medico conservativo.
Sindrome da intrappolamento dei nervi periferici: i traumi acuti o cronici determinano la formazione di tessuto fibrotico cicatriziale con conseguente intrappolamento dei nervi perferici. Il dolore si può estendere sia in senso prossimale (a monte) che distale (a valle) e si può accompagnare a disfunzione sensitive, motorie e del sistema nervoso autonomo. In questi casi la RM può risultare utile per la diagnosi. Il precoce sospetto diagnostico è essenziale per una corretta diagnosi ed il conseguente trattamento. Molti pazienti rispondono bene alle terapie conservative. In casi selezioneti si rende necessario il trattamento chirurgico per sbrigliare i nervi.
Lesioni del plesso brachiale: possono essere pregangliari e/o postgangliari. Localizzazione e severità della lesione possono essere determinati mediante la visita e gli esami di neurofisiologia. In aggiunta alla terapia farmacologica questi pazienti possono beneficiare dell’impianto di neurostimolatori midollari.
Sindromi da compressione dell’egresso toracico: gruppo di sindromi cliniche caratterizzate da dolore e parestesie al collo, alla spalla, al braccio ed alla mano. Sono comprese in questo gruppo la sindrome da compressione neurovascolare del cingolo scapolare, la sindrome dello scaleno antico, la sindrome della costa cervicale. Sono più comuni nelle donne tra 35 e 55 anni e trovano la loro origine nella compressione di arterie e vene succlavie e talvolta della porzione inferiore del plesso nervoso brachiale contro una costa cervicale o una prima costa toracica anomala. Il dolore e le parestesie sono più frequenti nella parte mediale delle braccia e si portano al torace. La maggior parte dei pazienti risponde alla terapia fisica e all’esercizio; negli altri casi si rende necessario il trattamento chirurgico.

E' UNA MALATTIA COMUNE?

Un importante revisione critica della letteratura prodotta tra il 1980 e il 2006 ha evidenziato un’incidenza compresa tra lo 0.037 ed i 213 nuovi casi per 1000 pazienti per anno. Tale studio ha fornito una prevalenza tra il 30 ed il 50% negli adulti e tra il 21 ed il 42% negli adolescenti (nella maggior parte dei casi nei soggetti di sesso femminile).
Il dolore al collo da pregresso trauma della strada è risultato presente nei controlli a 7 anni di distanza dall’evento traumatico se associato a colpo di frusta.
Secondo altri studi il 10% della popolazione sviluppa una volta l’anno dolori al collo che nella maggior parte dei casi si risolve con trattamento conservativo in 4-6 settimane.

TERAPIA

Vedi singoli capitoli.

 

Non hai trovato quello che stavi cercando? Clicca su “Il medico risponde”: cercheremo di dare una risposta alle tue domande.